TORNITURA DI GUIDO

il sito per imparare a tornire e migliorare con trucchi e suggerimenti forniti da Guido Masoero

Rassegna stampa

Sul numero di marzo 2014 di far da sè da ieri in edicola

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a pagina 28-32 c’e un interessante articolo sulla tornitura del legno

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LA SCELTA DEL LEGNO

La tornitura richiede legni compatti e pesanti con un’elevata durezza,
preferibilmente superiore a 1500 Janka (misura di durezza relativa alla
penetrazione di una sfera da 11,28 mm nel legno)
Tra le essenze nostrane migliori ci sono carpino, corniolo, bosso,
pero, melo, ciliegio e ulivo, mentre tra le esotiche citiamo ebano,
african blackwood, curupay, palissandro e rosewood. I pezzi devono
essere ben stagionati, preferibilmente in modo naturale e non in
essiccatoio per evitare tensioni interne. Non ci devono essere nodi
morti o fessurazioni né macchie di muffe o umidità. Il magazzino
del tornitore deve essere sempre ben rifornito con grande varietà
di legni per poter scegliere colori e accostamenti. La ricerca di le-
gname particolare è un’attività fondamentale che parte dalla legnaia
e si spinge fino ai (rari) magazzini specializzati sfruttando anche
il baratto con appassionati che hanno surplus di essenze pregiate.

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Magie di tornitura

Vagando per il mondo della tornitura ci
si imbatte in veri maestri che se fossero
cantanti sarebbero famosi in tutta Italia

Il legno è un materiale naturale e come tale può
riassumere una varietà di aspetti veramente non
numerabile. Il tornio invece è una macchina molto
semplice, serve per realizzare figure di rivolu-
zione: cilindri, coni, sfere. Se colleghiamo questi
due mondi tramite un maestro del calibro di Guido
Masoero il risultato non può essere che un ca-
leidoscopio di forme e colori di incredibile ric-
chezza.

Legno. Nel suo laboratorio Guido ha collezio-
nato un numero considerevole di legni, sia pre-
giati sia comuni, dai quali trae il materiale per le
realizzazioni: per esempio con la tecnica dell’as-
semblaggio incolla in un unico blocco una serie
di anelli di essenze differenti accostate per met-
tere in risalto i contrasti di colore e venatura.
Tornio. I suoi torni da legno sono semplici, ma
completi di molti accessori che danno la possibi-
lità di afferrare e mettere in rotazione pezzi di
misura e forma diversa, tanto da arrivare a figure
molto lontane dai cilindri, tornite spostando il
centro di rotazione per ogni sezione. Il risultato
può essere perfino un trampoliere monolitico con
tanto di gambe e becco.
la Tecnica. Guido tornisce soltanto dal 2007, ma
ha conoscenze molto vaste sia dal punto di vista
tecnico sia artistico, raccolte con dedizione e che
mette a disposizione di chi vuole imparare

AFFILARE GLI UTENSILI
Imparare ad affilare correttamente gli utensili è vitale per il tor-
nitore: i ferri  nuovi, che sono soltanto sbozzati con mole gros-
solane vanno levigati una prima volta con angoli corretti e poi
hanno bisogno di una ravvivata ogni 15-20 minuti di lavoro.

Serve una normale mola da 250-500 W a 2800 giri con 2 pietre
da 150 o da 200 mm di diametro larghe da 20 a 40 mm.
La mola deve essere di impasto ceramico con grana da 80-100 grit.
Anche le mole ad acqua sono adatte, ma richiedono più tempo per
l’affilatura.
Per mantenere un’angolo di affilatura costante si usa un braccio
regolabile, sporgente dalla base della mola, alla cui estremità
è collocato un appoggio per l’impugnatura. Per la lucidatura
sfruttando anche il del tagliente si adoperano
pietre a olio o dischi di cuoio sui quali si spalmano paste
abrasive di grana finissima.
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PROGETTO E QUOTE
1. Anche se la tornitura del legno è fatta a mano libera, un
progetto preciso è fondamentale, sia per realizzare oggetti in
serie, sia per evitare di “bucare” pareti troppo sottili.
Ad esempio i vasi con forme curve sono quotati a intervalli
secondo una suddivisione assiale.
Per cominciare si segna il centro del pezzo con una squadretta
cercacentri e lo si monta tra le punte del tornio per la sbozzatura
del cilindro di base, cioè quello che contiene esattamente la no-
stra coppa: è il lavoro più duro, da fare con cautela e a bassa
velocità per evitare danni a noi e al pezzo.

2. Dopo aver montato il cilindro sul mandrino a ganasce si fora
con una grossa punta Forstner per formare la cavità grezza.
3. La lavorazione produce una grande quantità di trucioli che
devono essere scaricati estraendo di tanto in tanto la punta.
È importante controllare l’avanzamento del foro misurando la
profondità per evitare di tagliare la futura base della coppa.
4. Dopo aver sistemato il poggia utensili in testa al pezzo si ri-
finisce l’interno con una sgorbia circolare, secondo le misure
del progetto. Allo scopo si usano speciali calibri per interni.
5. La tornitura interna richiede molta attenzione a causa della
difficoltà di vedere bene il punto in lavorazione. Una luce molto
viva aiuta a tenere sotto controllo l’avanzamento del lavoro.

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CONTROLLO E FINITURA

1. L’interno della coppa, anche se non rimane in vista, va rifinito
con attenzione per poter dare un riferimento alla formazione
della superficie esterna. Infatti uno dei pregi della tornitura degli
oggetti cavi sta proprio nel riuscire a ottenere pareti di  spessore
minimo. Per la levigatura si usa un tampone di legno sul quale
si avvolge una striscia di tela abrasiva.
2. Per garantire la stabilità del pezzo in lavorazione si calza sulla
contro punta un cono di legno da inserire nella bocca del foro.
In questo modo è possibile imprimere più forza sull’ utensile
senza paura di perdere la centratura del pezzo.
3. Si comincia a lavorare la superficie esterna asportando il
legno con la sgorbia a sgrossare (quella più grande e con il
manico più lungo) in passate successive partendo dalla bocca
del pezzo. La lavorazione di pezzi sottili e delicati come la nostra
coppa richiede l’uso di un pezzo di legno privo di qualsiasi
difetto o nodo e senza l’anima centrale.
4. Dopo aver segnato sul pezzo, secondo le misure del disegno,
la posizione dei principali cambi di curvatura, si sbozza il fondo
della coppa.
5. Con una certa frequenza si estrae il tampone di centratura
e si controlla lo spessore della parete con un calibro speciale,
in questo caso autocostruito dal lettore per le sue particolari
realizzazioni. Un sistema alternativo, anche se meno preciso,
consiste nel mettere il faretto sulla bocca della coppa e con-
trollare se la luce che filtra attraverso lo spessore del legno
è omogenea.
6. Quando le pareti della coppa hanno raggiunto lo spessore voluto
si rifinisce accuratamente la bocca con tela abrasiva.
Da questo momento in poi il pezzo non può più ruotare senza
contropunta in quanto l’assottigliamento del gambo non ga-
rantisce più la necessaria resistenza.
7. Mai stancarsi di misurare e controllare. Conoscere la posizione
della base del foro è fondamentale per sapere dove affondare
l’utensile quando si crea l’attacco del gambo. Questo punto si
irrobustisce lasciando una strategica sporgenza decorativa.
8. Con passate radiali si avanza lungo il gambo asportando il
legno, ma lasciando ancora un generoso sovramateriale per
garantire una certa robustezza al pezzo.
9. Ancora un controllo, naturalmente a tornio fermo, per sapere
se i diametri esterni sono stati rispettati.
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LUCIDARE E TAGLIARE
1. Progressivamente si asporta materiale lungo il gambo con
passate longitudinali usando una sgorbia a profilare con angoli
di taglio più piccoli e minore larghezza in modo da lavorare con
facilità anche sui raggi più stretti.
2. Più il gambo si avvicina alla sua forma definitiva, più la la-
vorazione diventa delicata, specialmente quando, a causa della
forma dell’oggetto, la barra poggiautensili non può essere posta
sufficientemente vicino alla zona da lavorare.
3.Ottenuta la forma desiderata con gli utensili, si passano sul
pezzo tele abrasive di grana progressivamente più fine elimi-
nando ogni volta i segni delle passate precedenti. Questo lavoro
deve essere eseguito tenendo la striscia con due mani per
evitare che si avvolga sul pezzo e causi infortuni.
4. La superficie è ormai molto liscia, ma non ancora lucida: per
migliorarla si passa sul pezzo in rotazione un pezzo di cera.
Il bastoncino lucidante si ottiene mescolando a caldo in uguali
proporzioni cera d’api e carnauba, una cera di origine vegetale.
5. La lucidatura finale si effettua passando un panno di lana
sul legno, tenuto in modo da poter sfuggire senza intrappolare
le mani. Il calore causato dall’attrito contribuisce a distribuire
la cera in uno strato sottile e uniforme.
6. L’ultima operazione consiste nel tagliare il calice dalla base
con un sottile bedano, un utensile da taglio con la punta
squadrata.

Per questo articolo è venuto un giornalista fotografo a Rubiana nel mese di settembre
é rimasto li tutto il giorno e mi ha fatto 2500 foto dei pezzi in lavorazione

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